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Progetto Martha Argerich 2006

 

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Progetto Martha Argerich 2006

 

Lugano, Palazzo dei Congressi - Auditorio della RSI

La grande pianista argentina, di recente insignita del "Praemium Imperiale" in Giappone riservato a personalità internazionali distintesi per meriti artistici, conferma il proprio impegno nell'iniziativa che ha amplificato l'importanza di Lugano in campo musicale. Fedele alla formula incentrata sulla musica d'assieme, il PROGETTO MARTHA ARGERICH si articola nei momenti di incontro fra interpreti di fama e giovani talenti a cui è riservata i particolare la vetrina dei recital pomeridiani. Giunta alla sua quinta edizione la rassegna non manca di contare sulla collaborazione delle forze artistiche locali, l'Orchestra della Svizzera italiana e il Coro della RTSI.

2 Concerti sinfonici
al Palazzo dei Congressi

4 Concerti da camera
1 Schubertiade
1 Concerto dedicato alle "Variazioni Diabelli"
all'Auditorio Stelio Molo della RSI

7 Recital pomeridiani
alla Chiesa di S.Rocco (ore 18:15)

con i pianisti: Piotr Anderszewski, Martha Argerich, Nicholas Angelich, Walter Delahunt, Paul Gulda, Rico Gulda, Alexander Gurning, Karin Lechner, Polina Leschenko, Mirabela Dina, Lily Maisky, Alexander Mogilewsky, Gabriela Montero, Alejandro Petrasso, Akane Sakai, Sergio Tiempo, Giorgia Tomassi, Mauricio Vallina, Lilya Zilberstein;

i violinisti: Renaud Capuçon, Geza Hosszu-Legocky, Lucia Hall, Ivry Gitlis, Alissa Margulis, Dora Schwarzberg, Alexandra Soumm;

i violisti: Lyda Chen, Nora Romanoff-Schwarzberg;

i violoncellisti: Jorge A. Bosso, Gautier Capuçon, Mark Drobinsky, Mischa Maisky;

il trombettista Sergej Nakariakov;

il clarinettista Mark Denemark;

il Coro della Radio Svizzera, diretto da Diego Fasolis l'Orchestra della Svizzera Italiana, diretta da Alexander Rabinovitch-Barakovsky e Alexander Vedernikov.

Una visione esistenziale della musica

Un festival a sé intitolato da parte di grandi artisti dell’interpretazione è un modello che si sta diffondendo per vari motivi.
Il contatto con il pubblico concertistico pianificato dalle agenzie e collocato entro gli ambiti dell’ovvio di rassegne consacrate (a loro volta consacratrici di un repertorio sempre più ristretto), pur rimanendo la struttura essenziale all’affermazione delle grandi personalità della musica, non riesce ad appagare completamente lo spirito di ricerca che in loro alberga e la voglia di stabilire relazioni tra di loro, e con musicisti non appartenenti al giro internazionale, diverse e più profonde. Il successo non sarà mai l’obiettivo unico di una carriera, che certamente e lecitamente lo persegue ma che, se ne diventasse schiava, significherebbe il sacrificio dell’energia creativa sull’altare della prevedibilità.

Alla ricerca della verità

Vari sono i segnali che registrano un tale grado di inappagamento. Sempre più frequente è il caso di solisti di fama giunti alla maturità (pianisti, violinisti soprattutto) che si dedicano, in tutto o in parte, alla direzione d’orchestra. È una via certamente imboccata per non restare irretiti in un sistema tendente a chiudere gli spazi d’azione nei binari obbligati di una domanda di musica che si alimenta di se stessa.
Di questa domanda fanno parte anche gli atteggiamenti e le pose dettati dalle esigenze della comunicazione, che gli artisti sono chiamati ad assumere allo scopo di profilarsi nell’affollato scenario di acerrima concorrenza in cui si trovano a muoversi, che, alla loro vera identità, tende a sostituire una maschera. Tutti questi fattori hanno la conseguenza sempre meno rara di determinare in alcuni la necessità di pause di riflessione in attesa di un riorientamento della carriera, o addirittura la scelta di ritirarsi dall’agone concertistico.

Il valore della musica suonata insieme

Martha Argerich per nostra fortuna non è ancora giunta a tanto, ma, come la sua arte pianistica si nutre di una sincerità del sentire che non ha uguali, così è sincera con se stessa da una parte in scelte di repertorio di cui è personalmente convinta non accettando imposizioni, e dall’altra mettendosi in gioco nel confronto con il diverso.
Il suo interesse per i giovani - indipendentemente dalla generosità di sostenere chi ne ha bisogno - fa parte di tale scenario, così come quello maturato più recentemente per esecutori di vecchie generazioni portatori di valori d’altri tempi quali Ruggero Ricci o Ivry Gitlis che abbiamo avuto la ventura di sentire con lei a Lugano l’anno scorso.
Testimoni del nuovo, del diverso, e testimoni di concezioni che non vogliamo sacrificare all’oblio per l’importanza di ciò che rappresentano, sono la manifestazione della vita che scorre, della legge del tempo da cui siamo condizionati.
In questa visione esistenziale della musica, che non ricerca la perfezione astratta ma l’immanenza della verità, si muove Martha Argerich, ancora e sempre alla ricerca di valori e di emozioni che dell’arte colgono il senso fondamentale del divenire.

Carlo Piccardi

Informazioni: albertoni-bandolin@smile.ch
 
       
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