Opera Lirica
 
 
 
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Dizionario dell'Opera - ED. Baldini & Castoldi
   ALFONSO UND ESTRELLA
  di Schubert Franz su libretto di Franz von Schober
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Personaggi

Mauregato, re di León: Baritono
Estrella, sua figlia: Soprano
Adolfo, suo generale: Baritono
Troila, legittimo re di León spodestato da Mauregato: Baritono
Alfonso, suo figlio: Tenore
Una fanciulla: Soprano
Un ragazzo: Tenore
Campagnoli, cacciatori

Insieme con Fierrabras (1823), Alfonso und Estrella è l’unica opera vera e propria completata da Schubert, il cui catalogo teatrale è peraltro abbastanza cospicuo, ma formato per il resto da Singspiele e musiche di scena, oltre che da abbozzi e frammenti di altri lavori di vario genere.

Schubert la compose in sei mesi, dal settembre 1821 al febbraio 1822, un periodo di tempo per lui insolitamente lungo, che trascorse in compagnia del librettista e intimo amico von Schober presso St. Pölten, ospite del vescovo Johann Nepomuk von Dankesreither.
Il progetto condiviso dai due artisti era quello di trovare finalmente anche nell’opera quel successo che ancora mancava. I tempi, inoltre, sembravano maturi per l’affermazione di un’opera tedesca di ispirazione nazionale ( Der Freischütz di Weber aveva trionfato a Berlino nel giugno 1821 e a Vienna nel novembre di quell’anno).

Questa circostanza dà ragione della rinuncia ai moduli formali del Singspiel e ad argomenti di natura magico-fiabesca, quali Schubert aveva prevalentemente coltivato fino ad allora, in favore di un lavoro di ampie proporzioni (oltre due ore e mezzo di musica), con recitativi interamente musicati, grandiose pagine corali e un apparato strumentale insolitamente ricco.

Le speranze di Schubert di una immediata rappresentazione viennese andarono tuttavia deluse: nel dicembre del 1821 al Teatro dell’Opera venne nominato direttore l’impresario Domenico Barbaja, che ovviamente favorì Rossini e l’opera italiana a danno di quella tedesca, e l’agognato ingaggio viennese non si realizzò. Né ebbero miglior fortuna Weber, che sembra si sia adoperato successivamente per far rappresentare l’opera a Dresda, e altri cantanti e amici che la promossero in altre città tedesche. L’opera rimase così tra le carte di Schubert fino al 1854, quando fu rappresentata postuma al Teatro di corte di Weimar grazie all’illuminata volontà di Franz Liszt. Il fatto che il libretto dell’opera sia in tedesco e che questa porti il sottotitolo ‘opera romantica’ non va tuttavia sopravvalutato: di ‘romantico’ e di ‘tedesco’ infatti l’opera possiede ben poco. Argomento, struttura drammatica, vocalità e stile musicale rimandano piuttosto al modello dell’opera semiseria italiana, anche se tra i trentaquattro numeri di cui consta la partitura figurano alcune ballate e alcuni cori di marca weberiana.

In Spagna
Da vent’anni Troila, legittimo re di León, è stato spodestato dal rivale Mauregato e vive rifugiato tra le montagne in compagnia del figlio Alfonso. Questi incontra un giorno Estrella, giovane figlia di Mauregato, impegnata in una battuta di caccia, e tra i due è amore a prima vista. Di lei però si è invaghito anche Adolfo, generale dell’esercito dell’usurpatore.

Quest’ultimo, vedendosi respinto dalla fanciulla, ne chiede la mano al padre Mauregato come ricompensa dei successi militari. Al rifiuto del re, ordisce una congiura che non ha tuttavia successo grazie all’intervento di Alfonso che, riconosciuto legittimo erede al trono, viene incoronato re di León insieme con la sposa Estrella, nel tripudio del popolo.

La critica ha ravvisato nell’inesperienza teatrale di von Schober la principale causa degli scarsi favori di pubblico di cui l’opera ha goduto: stemperata in inutili lungaggini, l’azione procede con molta lentezza, senza che tutte le sue parti posseggano un’adeguata efficacia drammatica. Considerata tuttavia da un punto di vista eminentemente lirico (e infatti anche la vocalità è concepita in tal senso) Alfonso und Estrella presenta la miglior musica scritta fino a quel momento da Schubert in campo teatrale, ricca di tenere melodie cantabili, di ardite modulazioni e di indiscutibile varietà formale. È come se l’azione non fosse considerata dal compositore altro che l’occasione per la creazione di una musica che trova nell’incanto dell’invenzione, ch’è davvero generosa, la sua fondamentale ragion d’essere.
 
   
       
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