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Una legge per le scuole di musica italiane

 

O il Conservatorio oppure una giungla d'iniziative di cui è persino difficile tracciare la mappa: più di 850 organizzazioni private o gestite da enti locali che preparano un vero e proprio esercito di musicisti in erba. Per chi vuole studiare musica senza necessariamente ambire ad esercitarla come professione non esistono in Italia grandi alternative. Ai 67 istituti superiori, fra Conservatorii e Istituti pareggiati, non si affiancano nel nostro paese scuole di musica riconosciute, come invece accade un po' in tutt'Europa, dalla Scandinavia alla Penisola Iberica. L'anomalia è fra le cause della crisi della nostra didattica musicale: da noi le strutture che si occupano d'istruzione superiore non sono precedute da scuole dal curriculum unico e certificato, distribuite razionalmente sul territorio.

La lacuna potrebbe colmarsi grazie a un disegno di legge presentato nel maggio 2006 col sostegno di firmatari provenienti da tutti gli schieramenti politici. Si tratta del Ddl Senato n. 278, recante "Disposizioni per il riconoscimento delle scuole di formazione musicale, la loro valorizzazione e l'integrazione con il sistema scolastico"[**], d'iniziativa della senatrice Albertina Soliani.

Se ne è riparlato il 24 marzo a Sesto Fiorentino, presso il Polo scientifico dell'Università di Firenze, nel corso del convegno "Una legge per le scuole di musica". Paolo Ponzecchi, direttore della Scuola comunale di Prato e presidente dell'AIdSM, l'associazione di categoria, faceva gli onori di casa assieme al sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi; il Ministero della Pubblica Istruzione, la Regione Toscana e la Provincia di Firenze hanno garantito il loro patrocinio.

Numerosissimi gli interventi: la senatrice Soliani ha illustrato gli scopi, i principii e l'assetto generale della sua proposta legislativa; Ugo Caffaz, direttore delle Politiche formative, Beni e Attività culturali della Regione Toscana ha sottolineato l'esigenza di aggiornare la legislazione regionale in materia d'istruzione musicale e spettacolo; Paolo Ponzecchi ha manifestato soddisfazione per le tappe fin qui percorse ma anche evidenziato l'estrema scarsità delle risorse a disposizione dell'istruzione musicale; Mirco Besutti ha illustrato un eccellente lavoro di ricerca statistica sulle scuole dell'Emilia Romagna, federate nell'associazione Assonanza. Mario Sperenzi, presidente del Centro di Ricerca e di Sperimentazione per la Didattica Musicale di Fiesole, ha criticato duramente alcuni punti del disegno di legge, soprattutto l'esiguità dei finanziamenti e la formazione del comitato scientifico, a suo dire molto politicizzato ma non altrettanto denso di competenze specifiche. Molti relatori hanno infine convenuto sulla necessità di "intraprendere tutte le iniziative volte alla rapida calendarizzazione del Ddl presso la VII Commissione del Senato" (dal documento votato all'unanimità) e di "costituire una conferenza permanente a cui saranno invitati i delegati delle scuole associate ad AIdSM, i rappresentanti dei Conservatorii e delle Istituzioni al fine di un confronto per individuare modelli di gestione delle scuole di musica, criteri per la definizione degli standard minimi di qualità, rapporti di lavoro del personale docente".

Il dibattito ha messo in evidenza le disfunzioni del panorama italiano e la sua arretratezza rispetto al contesto europeo. Insegnanti di scuole di musica d'ogni dimensione e livello lavorano a migliaia con contratti precari come il co.co.pro. e (vera bomba sociale ad orologeria) senza la possibilità di sperare in una pensione; i Conservatorii, equiparati alle Università con la legge 508 del 2001, non sono collegati ad un sistema di rete che si occupi della formazione inferiore; il solo Land tedesco della Renania-Westfalia stanzia 25 milioni di euro per un progetto speciale destinato alle scuole musicali, mentre la legge Soliani ne prevede 2,5 in tre anni per tutto il territorio nazionale.

La senatrice Vittoria Franco, presidente della VII Commissione (Istruzione pubblica e Beni culturali), ha tenuto la relazione conclusiva. L'attenzione che l'Europa presta alla paradossale situazione della didattica musicale italiana è dimostrata dagli auguri e dai commenti inviati in occasione del convegno da parte dei responsabili di prestigiosi istituti attivi in paesi che godono di ben altre tradizioni in materia, quali la Finlandia, la Danimarca e l'Ungheria; nonché da Wouter Turkenburg, presidente dell'European Music Council. Messaggi d'incoraggiamento sono inoltre pervenuti dai maestri Bruno Bartoletti e Alexander Lonquich.

 
       
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